martedì 2 dicembre 2014

Complemento diretto in italiano e in castigliano, alcune osservazioni

Come distinguere se un verbo regge un complemento diretto o un complemento indiretto?

La questione non è molto facile per uno spagnolo che vuole imparare l’italiano.

Vediamo perché.

Consideriamo queste due frasi:

[1](Io) saluto Maria
(Io) do un libro a Maria

Nella prima “Maria” ha funzione di complemento oggetto (complemento directo) [in latino, ma anche in tedesco, diremmo che è un caso accusativo].
Nella seconda Maria ha funzione di complemento di termine (complemento indirecto) [in latino, ma anche in tedesco, diremmo che è un caso dativo].

In castellano le traduzioni delle frasi 1 e 2 sono:

(Yo) saludo a María
(Yo) doy un libro a María

Il problema è che in spagnolo, quando il complemento diretto è un nome proprio (o un nome comune) di persona, questo viene preceduto da una “a” proprio come nel caso del complemento indiretto.

Un modo per vedere la diversa funzione di “María” nelle due frasi è ricorrere al pronome personale complemento infatti si dirà:

(Yo) la saludo 
(Yo) le doy un libro (non “la”)

Un altro modo (anche se non molto pratico a dir la verità perché anche se può essere utile come riflessione è ovvio che quando si tratta di parlare nessuno è capace di usare un metodo di verifica del genere) è quello di trasformare la frase da attiva in passiva:

(Yo) saludo a María è María es saludada por mi

                                    Forma attiva                                      Forma passiva


(Yo) doy un libro a María èUn libro es dado a María por mi

                          Forma attiva                                                              Forma passiva


Nel primo caso, nella trasformazione della frase da attiva in passiva, “Maria” diventa il soggetto (prima invece aveva funzione di complemento oggetto).

Nel secondo “Maria” resta complemento indiretto.

Forse però il modo più pratico, più rapido, per rendersi conto dei casi nei quali il verbo regge un complemento diretto è vedere che, nella costruzione per noi problematica, cioè quella in cui appare un nome proprio o comune di persona, la struttura base della frase è sempre semplicissima e composta di soli 3 membri:

Soggetto – verbo – complemento diretto

(Yo) – saludo – a María / (a la doctora)

                                           1          2                  3

Invece, se il verbo regge un complemento indiretto, gli elementi sono quattro:

Soggetto – verbo – complemento oggetto (qualcosa) – complemento indiretto (nome proprio o comune di persona).

(Yo) – doy –  un libro–  a María

                                                  1        2          3                 4


Qualcuno potrebbe fare l’obiezione di un verbo come “telefonare” che regge un complemento indiretto ma si costruisce con tre soli elementi (io - telefono - a Maria), però in questo caso potremmo considerare che il verbo significa “fare una telefonata a qualcuno”.

Chi volesse approfondire può consultare il seguente sito:

http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/valenze-reggenze-verbi





Infine sul leismo (in castigliano)

 e sul laismo (in castigliano)



[1] Metterò sempre il soggetto tra parentesi perché tanto in italiano come in spagnolo non è necessario esprimerlo (come, per esempio, invece è necesario fare in inglese).


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